martedì 19 novembre 2013

Risotto con Champagne e Capesante






Ingredienti

Per il riso
320 g di Riso Carnaroli
150 g di Champagne rosè
1 scalogno
burro leggermente salato
Olio EVO
Parmigiano grattugiato
Pepe

Per le capesante
300 g di capesante
sale
pepe
lime
olio EVO


Procedimento
Per preparare le capesante, metterle a marinare con sale, olio, pepe e la buccia di lime grattata.
In una casseruola rosolare lo scalogno e un filo d'olio, tostare il riso e sfumare con lo champagne, continuare la cottura con il brodo e mantecarlo con burro, parmigiano, pepe e qualche goccia di champagne fino a raggiungere una consistenza cremosa. Scottare le capesante in una padella antiaderente entrambi i lati.

Finitura
In un piatto porre uno stampo circolare e riempirlo di risotto. Infine completare il piatto con le capesante.

martedì 15 maggio 2012

Pizza al Taglio con pomodoro e mozzarella



Ingredienti

Per l'impasto
1 kg farina 0
500 g di acqua
100 g di latte
40 g di olio evo
30 g di lievito
25 g di sale
15 g di zucchero

Per la farcitura
600 g di pomodoro passato
8 mozzarelle (da 100g)
olio evo
q.b. sale
q.b. zucchero

Procedimento
Impastare con l'aiuto dell'impastatrice la farina con il lievito sciolto nel latte e l'olio ed aggiungere metà dell'acqua e lasciare lavorare per 10 minuti. A metà impasto aggiungere il sale, lo zucchero e la restante acqua e continuare a lavorare per altri 10 minuti facendo attenzione che l'impasto non si riscaldi. Temperatura media dell'impasto (18°-20°). Lasciare puntare l'impasto e formare della pezzatura desiderata. Preparare una placca da forno unta d'olio e adagiare dentro il panetto. Lasciare lievitare per almeno 1 ora. A lievitazione compiuta, cospargere la pizza con il pomodoro e la mozzarella preparati precedentemente ed un filo d'olio evo e cuocere in forno preriscaldato a 240° per 10 minuti e 180° per altri 10 minuti.

lunedì 2 aprile 2012

O' re de casatielle ( Il Casatiello Napoletano)


Pasqua, Gesù è risorto. Tutto è bello,
pure pecchè se mangia ‘o casatiello.
Rotunno, gruosso, grasso e sapurito,
‘o vide, e te rinasce l’appetito.
Che d’è, te ne vuò fa sulo na’ fetta?
Cu chella ce  può fa Pasqua e Pasquetta.
Salame, pepe, nzogna, acqua e  farina,
e nu’ sacco ‘e formaggio pecorino:
ce vonno pur’e cicole ‘e maiale,
ca so’ pesante, ma nun fann male.
Pe copp’o casatiello stanno ll’ova:
ma comm’o po’ capì, chi nunn’o prova?


Ingredienti

2,5 kg di farina
100 g di lievito
400 g di strutto
50 g di pepe
300 g di salame 
300 g di mortadella
300 g di ventresca
200 g di formaggio pecorino
100 g di provolone piccante
300 g di cicoli
800 g di acqua 
5 uova

Procedimento
Lavorare la farina con sale, pepe, e metà della strutto. Impastare aggiungendo gradualmente l'acqua con all'interno il lievito sciolto. Finito l'impasto far assorbire il resto dello strutto, lavorando in modo da far diventare vellutato e in modo che non si attacchi sul piano di lavoro. A questo punto aggiungere poco a poco la salumeria mista tagliata precedentemente a cubetti ed i cicoli lavorando il tutto in maniera costante e appassionata. Finito di lavorare l'impasto, lasciare puntare e dare la forma di ciambella. Adagiarlo nell'apposito stampo unto precedentemente con lo strutto, e lo si decora adagiandovi con lieve pressione 5 uova, che si andranno poi a fermare con strisce di pasta composti a forma di croce (pasta che si avrà avuto l'attenzione di lasciare da parte per questo scopo) le uova cuoceranno cosi direttamente nel forno, assumendo quel sapore particolare di "uovo arrosto".
Nella tradizione la cottura è rigorosamente nel forno a legna, ma ci accontentiamo di una cottura in forno a 180° per circa 1 ora.


La storia del casatiello



E’ Pasqua, Cristo risorge.
Era morto, ora è di nuovo vivo.
 Insieme a lui rinasce la speranza, e con lei il buonumore. E col buonumore torna pure l’appetito. Perché diciamocelo: la domenica di Pasqua si mangia bene, e abbondantemente. La Pasqua cambia data tutti gli anni, ma a tavola è sempre uguale.
A Pasqua ci nutriamo secondo la tradizione, e la tradizione si nutre di simboli. Prendiamo uno dei piatti tradizionali della Pasqua del meridione d’Italia: il casatiello. Ma prendiamone poco, perché è di una pesantezza proverbiale: “I’ che casatiello!” si dice a Napoli, parlando di una persona pedante, verbosa e noiosa.
Nella tassonomia culinaria, il casatiello appartiene alla famiglia delle torte pasquali salate. Così come il tortano. (la torta pasquale dolce più famosa è certamente la pastiera)
Il termine casatiello deriva da “caso”, che in dialetto napoletano vuol dire formaggio, e allude alla cospicua presenza al suo interno di formaggio pecorino. Tortano potrebbe derivare da torta-no, nel senso che non è una torta, ma è molto di più. Ma questa origine non convince.  
Tortano e casatiello hanno lo stesso impasto: farina, lievito, acqua, sale, pepe,  sugna (in italiano strutto), uova sode, salame, formaggio e ciccoli (ciccioli) di maiale.
Le varianti sono numerose: regionali, locali, e familiari. C’è chi, invece del (o insieme al) salame  nell’impasto ci mette mortadella a dadini, o prosciutto cotto. Quanto ai formaggi, fondamentale è il pecorino romano, in dosi generose. Ad esso si aggiunge spesso una piccola percentuale di parmigiano, e c’è chi si spinge fino al provolone semipiccante, e/o all’emmental.
Per un piatto così legato alla Pasqua, e dunque alla tradizione cristiana, fa un certo effetto rendersi conto che i suoi ingredienti rispondono ad una simbologia  pagana, molto precedente a Cristo: a cominciare dal già evocato pecorino. Il formaggio pecorino si fa con il latte di pecora. Di cui si nutre il piccolo della pecora: l’agnello. Orbene, nei riti pagani collegati alla resurrezione primaverile della natura dopo la “morte” invernale venivano sacrificati degli agnelli. Con la a maiuscola, l’Agnello è il simbolo dell’innocenza: della creatura pura e candida. Per questo gli Ebrei lo offrivano in sacrificio durante la Pasqua. E chi – nella visione cristiana – è più innocente di Cristo, l’Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo?
In tutto l’Occidente, l’agnello  pasquale che trionfa e sorregge la bandiera della vittoria sulla morte rappresenta la Resurrezione, tanto da essere impiegato come amuleto dopo essere stato modellato con cera benedetta. 
E’ chiaro dunque perché è il pecorino, il formaggio che si deve mettere nel casatiello e nel tortano? Se non ce lo mettete, cambia tutto il senso del casatiello (e pure il sapore, che a parte ogni discorso, col pecorino è tutta un’altra cosa…)   Altro ingrediente, altra storia: i ciccioli, o cicoli, come dicono i napoletani. I ciccioli sono i residui della lavorazione (fusione) del grasso del  maiale: lo strutto, “’a nzogna” dei partenopei.
I ciccioli si presentano come  pezzetti irregolari di carne, di color nocciola,  molto ricchi di grasso, e quindi saporitissimi.  Rimandano anch’essi a un rito antichissimo, antecedente all’era cristiana: l’uccisione sacrificale del maiale, simbolo di fecondità e di benessere. E il benessere effettivamente lo portava nelle case, il maiale, con tutto il ben di Dio che metteva sulle tavole dei contadini. La gratitudine non è uno dei sentimenti umani più frequentati, e il maiale lo sa: lui sfama l’uomo, e l’uomo lo infama. Facevano così anche i cristiani, per i quali il porco era il simbolo dell’ingordigia e dell’ignoranza: ma curiosamente, in epoche precedenti, il maiale era collegato alla rinascita. Nell’antico Egitto la scrofa che divora i suoi piccoli rappresentava infatti Nut, la Dea del cielo, i cui figli (le stelle) muoiono al mattino per rinascere la sera.     
Il tortano e il casatiello si fanno con la farina. Come il pane: il Cibo per eccellenza, che resta tale quando, oltre che entrare nella bocca, ne esce diventando linguaggio: “nell’espressione “guadagnarsi il pane”, quest’ultimo simboleggia qualsiasi forma di sostentamento e di alimento. Prima di diventare il Simbolo del Re dei Re, cioè di Cristo nell’ostia consacrata, il Pane era - ed è - il Re dei Cibi.
Poi ci sono le uova. L’Uovo è il simbolo del seme primordiale dal quale in seguito nasce il mondo. Come totalità racchiusa in un guscio, indica la Creazione già prefigurata fin dall’inizio.
I cristiani paragonavano Gesù, che risorge dal sepolcro, al pulcino, che esce dal suo guscio. E quando risorge Gesù? A Pasqua! Ecco spiegato il significato dell’uovo di Pasqua, presente in moltissime culture.
Perciò, nel periodo di Pasqua uova come se piovesse (ma meglio di no, specialmente a Pasquetta, c’è la gita fuori porta). Ci sono le uova decorate, le uova di cioccolato, e le uova messe dentro i dolci e le torte: a Napoli, nella pastiera e nella colomba, ma pure -e qui il cerchio si chiude- nel casatiello e nel tortano.
Oltre alla sostanza (piuttosto sostanziosa, a quanto pare), tortano e casatiello hanno in comune  la forma. A ciambella, vuota al centro.
Questa forma ha un significato ben preciso (perché ormai è chiaro: in questi cibi dei giorni di festa niente è lasciato al caso, e figuriamoci al casatiello): la ciambella ha la forma della corona di spine di Gesù Cristo. E’ così che, mangiandola, ci si ricorda, senza averne consapevolezza, ma a livello profondo, del calvario del Salvatore: e si lenisce la (sua e nostra) sofferenza  “distruggendo”, col mangiarla, una delle sue cause: la terribile corona di spine, appunto.
Ma benché uguali per contenuto (l’impasto è sostanzialmente il medesimo), e per forma (a ciambella),  tortano e casatiello non sono sinonimi.
No. Il casatiello ha qualcosa in più rispetto al tortano. Oltre ad avere le uova sode dentro l’impasto, ce le ha pure fuori: quattro o più, complete di guscio, incastonate nella ciambella. Ma non completamente affondate in essa, in modo che la loro parte superiore rimanga visibile.
Il tortano (in cui le uova sode, tagliate a spicchi, si trovano solo nell’impasto) è in realtà più antico del casatiello. Che ne rappresenta un’evoluzione.
Un bel giorno dev’essere accaduto che uno di quei fornai che   preparavano i tortani, per renderli più appetitosi, abbia provato a incastrarvi dentro delle uova crude, e intere. Una volta tolto dal forno questa specie di supertortano (forse una volta sola non bastò, e ci vollero più tentativi), si accorse che le uova, al di sotto del guscio, erano diventate sode. E avevano preso un particolarissimo sapore, a causa dell’impasto in cui si trovavano immerse.
Era nato così il casatiello, che incontrò subito molta fortuna. Perché soddisfa il palato, e l’occhio. E pure la sensibilità religiosa: al di sopra di ciascun uovo inserito nella ciambella venivano infatti sistemate due striscioline di pasta perpendicolari tra loro.  A scopo puramente  ornamentale? Ovviamente no: le due strisce ortogonali di pasta non sono altro che la rappresentazione della Croce. 
Lasciando da parte i simboli, il casatiello è davvero bello a vedersi: un alto ciambellone dorato, dalle cui pareti ambrate emergono a tratti i cicoli, e  sulla cui superficie occhieggiano le uova sode ancora serrate nella corazza del  guscio.
L’operazione di sgusciamento delle uova incastonate è delicata: occorre infatti separare con cautela i frammenti del guscio dal soffocante abbraccio della pasta, che a cottura ultimata vi aderisce fortemente.         
Nato come gustosa variante del tortano, il casatiello ha un pò per volta perso terreno: per praticità e rapidità, le massaie hanno preferito limitarsi alla preparazione del  tortano, che già da sola non è uno scherzo.
Ma il tempo è sempre galantuomo, anche quando non c’è. E’ stata proprio la sua mancanza a  far tornare in auge il casatiello. E’ accaduto perché oggi ormai nelle case non c’è il tempo neppure per fare il tortano. A questo punto, chi lo vuole deve andarselo a comprare. E allora, perché non prendere il casatiello, con quelle belle uova tra il sodo e l’arrostito, che fanno tanto Pasqua?
I fornai più avvertiti lo hanno capito benissimo, e hanno deciso di non mettersi più dalla parte del tortano. Così sono passati dalla parte del casatiello, che infatti oggi si vende di nuovo come il pane. 

venerdì 24 febbraio 2012

Croissant Sfogliato



Ingredienti

1 kg di farina
60 g di lievito di birra
200 g di zucchero
20 g di malto
50 g di latte in polvere
100 g di burro
300 g di uova intere
200 g di acqua
18 g di sale
1 bacca di vaniglia
650 g di burro per sfogliatura

Procedimento
Impastare tutti gli ingredienti, con 3/4 d'acqua, la rimanenza servirà per ultimare l'impasto, ottenendo cosi una pasta liscia, omogenea e sostenuta.
Ad impasto ultimato, mettere la pasta su delle assi o teglie da lavoro e lasciare lievitare fino a triplicare il volume iniziale. Il tempo sarà di 3 o 4 ore come minimo e la pasta non deve ricadere per eccesso di fermentazione: questo è negativo.
Per razionalizzare il lavoro e renderlo più produttivo, si può lasciare lievitare l'impasto anche tutta la notte, certamente dosando il lievito in quantità inferiori o posizionandolo in frigorifero a temperature da 0 a +4°C.
A parte impastare il burro come per la sfoglia con 300 g di farina per 1 kg di burro. La quantità ideale del burro è il 25% sul peso della pasta. Stendere dando una tirata unica, piegata in 4: vale a dire a forma di libro. Tagliare i bordi, dove vi sarà un eccesso di pasta e recuperarla mettendola nell'interno dello stesso pastello, stenderla ad uno spessore di circa 4-5 millimetri. Tagliare a triangolo con una base di circa 10-12 cm, avvolgere morbidamente e mettere a lievitare a 26°, cercando di non far prendere la crosta al croissant, coprire il carrello o la placca con un cellophane, lucidare con uovo, cuocere a 200° per 15 minuti a valvola chiusa. E' importante conoscere che il segnalatore di calore del forno può variare da forno a forno e, per una buona riuscita di questo prodotto, la temperatura esatta di cottura è fondamentale. Caratteristica: croccante, con la mollica leggermente cordosa.

mercoledì 22 febbraio 2012

La Pasta Frolla Salata



Ingredienti

1 kg di farina
100 g di amido di mais
200 g di uova
120 g di rossi d'uovo
200 g di formaggio grana grattugiato
120 g di pinoli o mandorle macinate a farina
600 g di burro
30 g di sale

Procedimento
Impastare come per una normale pasta frolla, cioè lavorar bene il burro reso morbido con le uova e il sale, quindi incorporare le farine lavorando soltanto per il tempo necessario ad amalgamare tutti gli ingredienti. Lasciare in frigo per alcune ore prima dell'uso. E' bene usarla nello spazio di 3 giorni. Si può aromatizzare con pepe, paprika, peperoncino, ecc. 

martedì 21 febbraio 2012

La Lasagna Carnevalesca


La Lasagna ed il rosso pomodoro … amore a prima vista.
“O rraù ca me piace a me, m’ ‘o ffaceva sulo mammà!” ‘O rraù (il ragu) delicato quanto intenso componimento in vernacolo napoletano, l’indimenticabile Eduardo nel 1947 già esprimeva a chiare lettere i rapporti che legano la cultura di ogni tempo al cibo e alla tradizione popolare. E le lasagna di Carnevale nella tradizione popolare campana sono quelle che contengono e racchiudono in un abbraccio morbido, intriso di sapori succulenti, le polpettine. Io sono napoletano e Napoli la mia città è cibo eccellente e buona tavola tradizionale. Nella nostra cultura la lasagna preparata con il ragù è una prelibatezza alla quale non sappiamo resistere, quella carnevalesca ha qualche piccolo accorgimento che la rende ancora più “ricca”.

Ingredienti

Per la pasta
200 gr di farina
2 uova
50 gr di semola
5 gr di olio evo

Per il ragù
300 gr. di manzo per ragù 
200 gr tracchiolelle (costine di maiale)
300 gr. di cervellatine
2 cotiche di maiale (farcite con uva passa, pinoli, aglio e prezzemolo)
1 cipolla
2 Kg di pomodori pelati
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
olio di oliva extravergine
1/4 di vino rosso preferibilmente Gragnano
basilico e sale q.b.

Per le polpettine
200 gr. di carne macinata di maiale
80 gr. di pane raffermo
1 uovo
parmigiano, sale e prezzemolo

Per la farcitura
300 gr. di ricotta romana
250 gr. di fiordilatte fresco
200 gr. di parmigiano grattugiato
10 fette di salame napoli
3 uova sode

Procedimento
Preparare il ragù rosolando in un po' di olio extravergine con la carne,le tracchie, le cotenne e la cipolla finemente tritata.
Appena diventa bionda irrorare con vino rosso e fare evaporare.
Aggiungere il concentrato di pomodoro, i pomodori pelati. Regolare di sale ed aggiungere il basilico e cuocere a fuoco bassissimo. Io consiglio di preparare il ragù il giorno prima che secondo me acquisisce più sapore. (Tecnica appresa dalla mia amata mamma).
Con la carne macinata preparare delle piccolissime polpettine nel modo consueto e friggetele in padella.
Lessare per qualche minuto in un po' d'acqua le cervellatine e tagliarle a rondelle.
Stemperare la ricotta e diluirla con la metà del sugo incorporandolo per bene.
Cuocere in abbondante acqua salata le lasagne e raffreddatele su di un piano di lavoro.
In un tegame, versare un poco di ragù, disporre le lasagne una accanto all'altra senza sovrapporle.
Spalmare qualche cucchiaiata del composto di ricotta.
Distribuire uniformemente una parte delle polpettine, qualche fetta di cervellatina, fiordilatte e di salame. Distribuire una parte delle uova sode tagliate a spicchi.
Aggiungere il parmigiano grattugiato, condire con qualche mestolo di ragù e fare un altro strato di lasagne in senso inverso ripetendo l'operazione di imbottitura fino ad esaurire gli ingredienti.
Terminare con uno strato di lasagne ben coperta da ragù e parmigiano.
Infornare a 180° per 30-35 minuti fino a quando non si forma una bella crosticina dorata e fare riposare un poco in forno prima di servire.


lunedì 13 febbraio 2012

Migliaccio


Ingredienti

300 g di semolino
10 g di sale
5 uova
300 g di zucchero
400 g di ricotta
1 buccia di limone grattata
1 buccia di arancia grattata
1 baccello di vaniglia

Procedimento
Far bollire il latte con il sale. Aggiungere il semolino a pioggia e mescolate. Far cuocere per 2 minuti a fuoco lento e poi  lasciare raffreddare il composto. Aggiungere al composto freddo la ricotta, mescolare fino a formare una crema. Far assorbire lo zucchero e aggiungere lentamente le uova. Insaporire con gli aromi. Versare il composto in una teglia foderata con carta da forno e imburrata ai lati. Lisciare la superficie con l'aiuto di una spatola e infornare in forno già preriscaldato a 180°C fino a che il migliaccio compatti. Il tempo di cottura varierà in funzione dello stampo o del forno utilizzato. 
  

Sanguinaccio



A Napoli, nel periodo di Carnevale, si prepara il sanguinaccio, un’antica e gustosa ricetta che viene apprezzata su tutte le tavole campane.
Un tempo, l’ingrediente principale del sanguinaccio napoletano era il sangue di maiale, mentre oggi questo ingrediente è stato sostituito dal golosissimo cioccolato.

Versione con il sangue di maiale
Ingredienti
500 cl di sangue di maiale
250 g di cioccolato fondente
500 g di zucchero
500 cl di latte
60 g di fecola di patate
60 g di cedro e cocozzata
1 baccello di vaniglia
10 g di cannella in polvere

Procedimento
Filtrare il sangue liquido attraverso un colino, e in una pentola, mescolarlo al latte lasciandone da parte una piccola quantità per sciogliere la fecola e aggiungerlo appena amalgamato nella pentola. Mettere la pentola sul fuoco molto basso  e aggiungere il cioccolato fondente tagliato finemente e lo zucchero. Portare a ebollizione, mescolare continuamente con un cucchiaio di legno, appena inizia ad addensarsi, far bollire ancora per qualche minuto.Quando si sarà raffreddato, aggiungere la cannella, i canditi e la vaniglia. Servire accompagnato con chiacchiere o savoiardi.

Versione con il cioccolato
Ingredienti
1 l di latte
400 g di zucchero
200 g di cacao
200 g di cioccolato fondente
60 g di fecola di patate
20 g di burro
1 baccello di vaniglia
10 g di cannella in polvere
10 g di rum

Procedimento
Mescolare zucchero, cacao e latte, formando una crema semidensa facendo attenzione a non formare grumi. Aggiungere il rimanente latte e portare ad ebollizione. Emulsionare ed aggiungere la cioccolata fondente, la vaniglia, la cannella e il rum . Servire accompagnato con chiacchiere o savoiardi.

Chiacchiere


Ingredienti
1,5 Kg di farina
500 g di uova
200 g di burro
150 g di vino bianco
150 g di zucchero
5 g di sale
n°5 di buccia di limoni

Procedimento
Unire zucchero, uova e aromi. A parte mescolare farina e burro a temperatura ambiente. Unire il tutto finendo di impastare con il vino. L'impasto sarà pronto quando raggiungerà una consistenza compatta e lucida. Coprire con la pellicola e lasciar riposare in modo che le proteine dell'impasto si ricompattino. Trascorso questo tempo , lisciare la pasta varie volte, fino a che raggiunga uno spessore abbastanza sottile. Tagliare la pasta in strisce con l'apposito attrezzo dentellato e forarle nel centro. Cuocere le chiacchiere in olio già caldo e rigirare in continuità fino a che non saranno dorate. Fare assorbire l'olio in eccesso su  un foglio di carta assorbente. Quando saranno raffreddate, spolverare con lo zucchero a velo.

Trionfo di Maiale


Ingredienti

Per il trionfo
4 cotenne di maiale
500 g di tracchie di maiale
500 g di salsiccia
200 g di carne macina per polpetta
80 g di pinoli
80 g di uvetta
150 g di pane raffermo
2 uova
2 cipolle
1kg e mezzo di pelati
Concentrato di pomodoro
Strutto
Olio evo
Vino
Formaggio
Sale e pepe

Per i friggitelli
Friggitelli 500 g
q.b. aglio, olio e peperoncino

Procedimento
Preparare un impasto unendo il pane raffermo ammorbidito in acqua con carne macinata, pinoli, uvetta, prezzemolo, uova, formaggio, sale e pepe. Formare delle polpette e friggere.
Preparare le braciole di cotenna, farcendole con uvetta, pinoli, prezzemolo, aglio, formaggio, sale e pepe. Legare con dello spago da cucina e rosolare le braciole ottenute.
In una pentola far fondere strutto e olio. Far rosolare la carne e poi aggiungere la cipolla e continuare la rosolatura per 10 minuti. Sfumare con il vino bianco. Quando il vino sarà evaporato del tutto, aggiungere i pelati precedentemente passati e il concentrato di pomodoro. Far cuocere il tutto per circa 4 ore a fuoco lento. Poi aggiungere le polpette e continuare la cottura per altri 30 minuti. Servire il trionfo di maiale con un contorno di friggitelli saltati in aglio, olio e peperoncino.




La Lasagna Napoletana


Ingredienti

Per la pasta
200 gr di farina
2 uova
50 g di semola
5 g di olio evo

Per il ripieno
1kg e mezzo di pomodori pelati
2 uova sode
500 g di ricotta
400 g di fior di latte
200 g di soppressata nostrana
150 g di polpettine
q.b basilico e formaggio
q.b sale e pepe

Procedimento
Per la pasta: Preparare la pasta all'uovo secondo il metodo classico con gli ingredienti indicati. Coprire l'impasto con della pellicola e lasciar riposare per 30 minuti. Tirare la pasta formando dei sottili quadrati di 5 cm di lato. In una pentola con abbondante acqua salata e un filo d'olio, cuocere i quadrati di pasta e raffreddarli in acqua ghiacciata.
Per il ripieno: Rolasare aglio e cipolla e unire i pelati passati. Fate cuocere a fuoco lento per circa 3 ore. Nel frattempo lessare le uova, tagliate la mozzarella e la soppressata, preparate delle polpettine secondo il metodo classico e friggetele. Assemblate la lasagna in una pirofila di porcellana. Alternate strati di pasta con ricotta, pomodoro, uova sode tagliate a fettine, mozzarella, soppressata, polpettine, basilico e formaggio.
Infine coprite con la salsa pomodoro, un po di formaggio grattugiato ed infornate a 180° per 25 minuti.





Il Carnevale Napoletano





Che fracasso! Che sconquasso! Che schiamazzo, mondo pazzo! E’ arrivato carnevale, buffo e pazzo…..”.
Il Carnevale è una festa le cui origini si perdono nella notte dei tempi e si festeggia con musiche, sfilate di carri, travestimenti, e l’immancabile buonumore! Simbolo del carnevale napoletano e della cultura partenopea è la maschera di Pulcinella.
La parola carnevale deriva dal latino “carnem levare” (“eliminare la carne”) ed indica il banchetto che si tiene l’ultimo giorno di carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo della Quaresima quando è vietato mangiare carne.
Il carnevale è fissato in base alle prescrizioni ecclesiastiche per protrarsi fino al mercoledì delle ceneri.
La tradizione del Carnevale napoletano è certamente ancorata a un passato molto lontano e viene spesso associato al Gioco della Cuccagna, detto anche “palo di sapone”, visto che l’altissimo palo che fa parte del gioco veniva interamente insaponato e reso scivoloso. Il carnevale moderno prevede in città spettacoli e balli, solitamente interpretati da giovani artisti di strada e non.
A Napoli, paese della Cuccagna, ogni occasione è buona per festeggiare in compagnia degli amici davanti ad una bella tavola imbandita delle più tradizionali ricette tramandate da anni.
La cucina carnevalesca napoletana è varia, divertente, colorata e comprende piatti tradizionali e unici ricordati nei giorni successivi quando vige “digiuno e astinenza”.
Si inizia con la Lasagna un piatto molto elaborato con ricotta, salsa ragù, polpettine, mozzarella e chi più ne ha più ne metta. La carne mista al ragù è la seconda portata, vengono serviti poi i fegatini arrostiti, accompagnati dai deliziosi friarielli.
Dopo la frutta si arriva finalmente al gran finale delle portate, i dolci tradizionali napoletani: struffoli, guarniti con cannulilli e diavulilli colorati, le zeppole, e infine le chiacchiere accompagnate dal fiabesco sanguinaccio, dolce noto in tutta Italia con nomi diversi a seconda della regione.

mercoledì 1 febbraio 2012

Brioches, Croissants...

Fino al secolo scorso, il "Caffè" non era ancora bar, ma luogo di cultura: specie di club democratico, accessibile a tutti, dove il cliente, in cambio di una tazza di caffè, aveva il diritto di starsene per ore a discutere, a scrivere, a giocare alle carte, divorando soprattutto un illimitato numero di giornali e riveste. Le donne, in una sala a loro riservata, ingannavano il tempo fra confidenze e chiacchiere, intingendo un croissant nella tazza.
Altri tempi, altri riti.
Oggi il bar,è il luogo che ci vede di fretta, al mattino, buttar giù un caffè e una brioche prima di recarci a lavoro. Spesso non ci prendiamo neppure il tempo di fermarci a scegliere con attenzione, fra le numerose proposte del vassoio, il "nostro" croissant o la "nostra" brioche ma, una volta trovata, dopo distratti e frettolosi tentativi, non l'abbandoniamo più...o quasi.
Croissant, Kipferl, brioche,  sfogliatella, veneziana, polonaise....spesso non ne conosciamo neppure i nomi, ne tantomeno la storia: le distinguiamo soprattutto per la forma e la decorazione di superficie. Forse non abbiamo neppure badato che la nostra scelta risponde a motivi ben più profondi del semplice atto che ci spinge qui o là sul vassoio. Fu l'uso del burro, nella metà a nord della Francia, a rendere eccellenti le brioche, e fu da Vienna che arrivarono, insieme al gelato, i croissants. 
Brioche, veneziana, polonaise...da un lato, croissant, Kipferl...dall'altro: piccole focacce di pasta dolce lievitata le prime, varie per forma; piccoli pani, in genere aventi forma di mezzaluna, i secondi. Il Croissant , scritto con la maiuscola è, più precisamente, la Mezzaluna, insegna dei Turchi, e pare che l'idea di sfornare croissant e kipferl sia nata dall'ispirazione alle scimitarre dei turchi, sconfitti a Vienna nel 1683. C'è chi afferma che l'allarme fu dato, di notte, da un fornaio-pasticcere.
Chi sceglie un croissant o un kipferl di mattina, al bar, stabilisce un incontro "attivo" col nuovo giorno, un incontro "croccante". Mordere un croissant è infatti "sentire" il giorno e disporsi ad affrontarlo con energia. E lo spazio della notte appena lasciata, con la sua mollezza fatta di sogni e cuscini, viene evocato dalla sofficità e dalla delicatezza della pasta interna al croissant. Morbido e croccante: un contrasto complementare che induce al giusto equilibrio fisico e mentale per affrontare il nuovo giorno, sulla porta del bar.
Chi invece sceglie una brioche, o una veneziana, o una polonaise, vuole mantenere un legame più a lungo e intenso con la notte appena trascorsa, ancora per un momento: morbide, tonde, tenere, queste piccole focacce stabiliscono con la persona che le sceglie un rapporto quasi materno, "lattante", femminile.
La sfogliatella: quando senti il suo profumo, appena sfornata, con la sua forma conica, non puoi resistere alla tentazione di assaggiarla. Ecco che, con una certa destrezza, devi dare un morso alla pasta ancora calda e stare attento a non scottarti la lingua con il ripieno di semola, ricotta e canditi, che deve essere tassativamente della consistenza del velluto. E mentre assaggi il primo morso, in bocca c’è un frastuono di sapori ed odori, non ultimi il profumo della vainiglia, ed il dolce dello zucchero al velo da lasciarti sognare ad occhi aperti...no comment!
La polonaise: la stessa forma ricorda il seno; un seno appena soffice, appena dolce, appena tiepido. Un morso e sprofondiamo nel tepore delle lenzuola da poco lasciate e nella morbidezza di sogni o presenze che ci hanno accompagnato durante il riposo.
La veneziana: leggermente diverso il rapporto con essa, più volitivo anche se pur sempre femminile. Infatti la sua forma quasi conica, rigonfia, ricorda una dama veneta goldoniana dagli abiti gonfi e leggeri nello stesso tempo. La superficie liscia del dolce ricorda la pelle morbida  e vellutata che fuoriesce da scollature vertiginose , la granella di zucchero, rarefatta sulla cupola, il candore e la preziosità di trine e merletti e il primo morso che affonda...
al secondo morso, invece, la corposità della forma si perde nella lievità dell'impasto, un altro morso ancora e si sprigiona la fragranza, dolce per una dolce giornata.
A ognuno la sua colazione preferita. 

martedì 24 gennaio 2012

Cioccolata Calda




Di certo è una delle bevande calde, se non la bevanda calda per eccellenza di autunno ed inverno, di cui indubbiamente ognuno ne ha fatto e ne farà ancora una bella scorpacciata: lei la sola ed unica vera protagonista......la cioccolata calda!
Classica, ai gusti particolari, con la panna o con la crema, con biscottini o spolverata di noccioline o praline e chi ne ha più ne metta … è sempre squisita!
Perfetta da gustare da soli, davanti magari ad un caldo caminetto, ideale da assaporare durante una serata romantica ma assolutamente ad ok, per un pomeriggio con gli amici: non c’è situazione che non sia adeguata per una bella cioccolata calda.
Per preparare la cioccolata calda direttamente in casa, ormai si trovano in commercio le pratiche bustine già pronte all’uso, a cui basta aggiungere acqua o latte e voilà, sono subito pronte ma se si desidera gustare una cioccolata veramente speciale, l’ideale è prepararsela da soli!
Ma come fare? Semplice, ecco a fagiolo, la ricetta semplice e veloce, per preparare direttamente in casa, con le proprie manine una cioccolata calda davvero speciale.

Ingredienti

80 d di cacao amaro in polvere
50 g di cioccolato fondente
20 g di fecola di patate
15 g di amido di mais
160 g di zucchero a velo
1 baccello di vaniglia

Procedimento
Tagliare il baccello di vaniglia nel senso della lunghezza, ed estrarre la polpa, unirla al cacao in polvere, precedentemente setacciato e mescolare.
Setacciare anche la fecola, l'amido e lo zucchero a velo. Trasferire tutti gli ingredienti setacciati insieme al cioccolato fondente grattugiato in un contenitore di plastica, chiudere e scuotere bene per amalgamare. 
La cioccolata può essere preparata in due modi:
  • Bollire il latte e versarlo nella tazza in cui avrete versato un cucchiaio colmo di miscela di cioccolato. Se desiderate una bevanda più densa, proseguire la cottura in microonde a media potenza.
  • Preparare la cioccolata anche seguendo un secondo metodo che prevede la cottura su fuoco medio-basso della miscela unita in un pentolino al latte freddo. Lasciare cuocere fino ad ottenere la densità desiderata.
 A cottura ultimata potete anche aromatizzare la cioccolata con una stella di anice stellato o a vostro piacimento.

venerdì 13 gennaio 2012

La Baguette


Ingredienti

Per la biga
1 kg di farina
600 g di acqua
10 g di lievito

Per l'impasto
500 g di farina
200 g di acqua
15 g di lievito
30 g di sale
8 g di malto

Procedimento
Impastare gli ingredienti della biga e lasciare lievitare per 18 ore.
Unire tutti gli ingredienti dell'impasto alla biga e lavorare fino a ottenere un impasto omogeneo ed elastico.
Lasciare lievitare l'impasto per 50 minuti a una temperatura di circa 25 °C.
Spezzare l'impasto e formare dei filoni stretti e lunghi. Posizionare sull'apposita teglia forata e lasciare lievitare per altri 50-60 minuti.
Con un taglierino praticare 4 o 5 tagli classici della baguette e infornare a 230-240°C con vapore.
Cuocere per circa 15 minuti.

Introduzione al mondo del Pane


Prendersi il proprio tempo!
E' l'imperativo dei nostri giorni, ma è anche un modo per regalarsi piacevoli momenti di gioco.
Giocare come quando si era bambini: versare la farina sul piano di lavoro, poi l'acqua e infine il lievito. Sporcarsi le mani di bianco e impastare.
Con calma, a lungo, ripetutamente.
Quei gesti lenti e calibrati vi faranno rinascere, vi apriranno il cuore. Vi regaleranno ore di tranquillità intesa e irrinunciabile.
E fare il Pane sarà un pò come un gioco e pian piano diventerà anche un bellissimo modo di combattere lo stress. Forse meglio dello yoga, meglio della meditazione!
I momenti giocosi continuano anche dopo aver impastato.
Osservate il fenomeno della lievitazione: sembra qualcosa di magico, istanti infiniti che passano e la massa che piano si alza, si gonfia, sembra sul punto di esplodere, inarrestabile.
A quel punto la consistenza è cambiata, la pasta è morbida, soffice, tutta da toccare...
La magia si è compiuta anche questa volta: il Pane si forma sotto le vostre dita.
Poi di nuovo l'attesa. Viene infornato e finalmente il Pane esce croccante dal forno.
La casa si riempie di profumi meravigliosi, che ricordano le cucine delle nonne e dei panettieri di un tempo.
Siete rilassati, la famiglia si è riunita all'arrivo della magica fragranza e tutto è pronto per un pranzo che difficilmente si dimenticherà.
Questa è la magia del Pane.

giovedì 12 gennaio 2012

La Vaniglia


La pianta della vaniglia, originaria dell'America centrale, produce un baccello lungo fino a 30 cm di consistenza carnosa che, riunito in grappoli di 8 o 10, contiene numerosi semi piccoli e di colore nero brillante. Sviluppa un profumo formato da tantissimi composti aromatici differenti, ma la molecola aromatica principale è la vanillina: i semi della vaniglia ne contengono dall'1,5 al 4%.
Esistono numerose varietà ma la più pregiata, chiamata vaniglia Bourbon, proviene dal Madagascar e dall'isola di Réunion.
Tra le più apprezzate anche la vaniglia di Tahiti, dall'aroma caldo e delicato con una nota fruttata alla prugna e la vaniglia Tahitensis dall'aroma speziato e caldo con una nota di anice.
Dai baccelli, si ricava, oltre all'olio essenziale, utilizzato direttamente nelle varie preparazioni gastronomiche, anche i semini interni al baccello: con un coltellino affilato, si apre il baccello a metà per il lungo e si raschiano via i semini interni.
Al momento dell'acquisto occorre verificare che i baccelli siano gonfi, morbidi e con una buccia sottilissima. in modo da poter ricavare il massimo numero di semi. I migliori in assoluto sono i baccelli ricoperti da una leggera polvere bianca, costituita dalla vanillina che è trasudata dall'interno del baccello.
Se il baccello dovesse indurirsi, è possibile tenerlo in infusione in un liquido (possibilmente in quello che poi verrà usato nella ricetta). I baccelli dovrebbero essere conservati in un contenitore a chiusura ermetica, in un luogo fresco (sui 10 - 15°C) e non più di sei mesi.

lunedì 9 gennaio 2012

La Salsa Maionese


Iingredienti
1l d'olio di semi di arachidi o di girasole
8 tuorli d'uovo
5 g di senape
2 cl di succo di limone
3 cl di aceto
sale

Procedimento
Versare i tuorli  in una ciotola e frustarli per qualche secondo; aggiungere il succo di limone, il sale e la senape e continuare a sbattere; dopo qualche minuto iniziare ad incorporare l'olio a filo, sempre mescolando con la frusta; aumentare progressivamente il getto d'olio, fino ad aumentare dello stesso; portare l'aceto a bollore e incorporarlo alla maionese ormai pronta.

Errori che si possono commettere

  • olio o tuorli troppo freddi
  • olio versato troppo rapidamente all'inizio della preparazione
  • salsa conservata a temperature troppo basse
  • aggiunta di sale alla fine della preparazione  può provocare una migrazione dell'acqua contenuta nella maionese verso il sale stesso
Occorre prestare molta attenzione alla conservazione della maionese, perché i tuorli non vengono cotti e pertanto esiste il rischio di contaminazione da salmonelle o altri batteri: per ottenere un prodotto igienicamente sicuro è consigliabile utilizzare tuorli pastorizzati. Sempre per motivi igienici la conservazione deve essere effettuata alla temperatura di 2°C e non deve protrarre per più di 48 ore.